Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/266

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emilio zola. 263


fame. C’era pure la pianta della bottega di Ger­vaise, stanza per stanza, coll’indicazione dei letti e delle tavole, in alcuni punti cancellata e corretta. Si vedeva che lo Zola ci s’era divertito per ore e per ore, dimenticando forse anche il ro­manzo, tutto immerso nella sua finzione, come in un proprio ricordo.

Su altri fogli c’erano appunti di vario genere. Ne notai due principalmente: — venti pagine di descrizione della tal cosa, — dodici pagine di descrizione della tal scena, da dividersi in tre parti. — Si capisce che aveva la descrizione in capo, formulata prima d’essere fatta, e che se la sentiva sonar dentro cadenzata e misurata, come un’arietta a cui dovesse ancora trovare le parole. Son meno rare di quello che si pensi, queste maniere di lavorare, anche in cose d’immagina­zione, col compasso. Lo Zola è un grande mec­canico. Si vede come le sue descrizioni procedono simmetricamente, a riprese, separate qualche volta da una specie d’intercalare, messo là perchè il