Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/300

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gita che faremo a Saint-Cloud la mattina se­guente. In nessun’ultra città si danno delle ore così piene zeppe di sensazioni e di aspettazioni piacevoli. Non l’ora, ma il quarto d’ora è pieno di promesse misteriose e d’indovinelli, che ten­gono l’animo sospeso nella speranza di qualche cosa d’ini preveduto: supremo alimento della vita. Abbiamo un amico al Giappone di cui non sappiamo nulla da anni? Mettiamoci davanti al Grand Café tra le quattro o le cinque: non è mica impro­babile che lo vediamo passare. Là abbiamo tutto di prima mano. Siamo all’avanguardia, tra i primi del­l’esercito umano a veder la faccia della nuova idea che s’avanza, le calcagna dell’errore che fugge, la nuova direzione del cammino dopo la svolta; e subito s’innesta sul nostro amor proprio una specie di vanagloria parigina, di cui ci spoglieremo alla stazione partendo; ma che s’impadro­nisce anche di coloro che detestano la città sin dal primo giorno. Ed è inutile tentar di fuggire a quel turbinio d’idee e di discorsi. La discus-