Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/53

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50 ricordi di parigi.


gliante e perfido come la pupilla fissa d’una fata, che nello stesso punto vi arda il cuore e vi danni l’anima. Ma tutto è oscurato dai tesori fa­volosi delle Indie, da quel monte di armature, di coppe, di vassoi, di selle, di tappeti, di nar­ghilè, sfolgoranti d’oro, d’argento e di gemme, che fan pensare alle ricchezze d’una di quelle regine insensate delle leggende arabe, dai ca­pricci immensi e inesorabili, che stancano le bac­chette onnipotenti dei genii. E veramente quando si pensa che son tutti doni spontanei di principi e di popoli, ci si crede, senz’alcun dubbio; ma si guarda intorno involontariamente, con una vaga idea di trovar là, a’ piedi della statua eque­stre del principe di Galles, tutti i donatori sca­miciati e legati. E si pensa pure, qualche volta, se in tutto quel tratto di vestibolo pieno di te­sori, compreso fra il palazzo indiano e la statua del principe, accatastandoli bene dal pavimento alla volta, pigiandoli, non lasciandoci nemmeno un piccolissimo vano, ci starebbe la metà degli