Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/60

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uno sguardo all'esposizione. 57


rurgici, un allargarsi e un restringersi di sedie, che sembravan vive, per le operazioni oculisti­che; un girar di tavole anatomiche un aprirsi di dentiere, un alzarsi di ferri minacciosi e fe­roci, uno scricchiolìo e uno scintillamento che mette freddo nelle ossa. Non c’e bisogno di chie­dere in che parte del mondo ci si trovi. L’ore­ficeria solida, i vasi enormi d’argento, gli oro­logi dei minatori della California, i trofei delle ascie di Boston, i congegni elettrici, le carte monetate, le vetrine irte di ferro e le mitraglia­trici forminabili; una certa fierezza poderosa e rude di cose utili, annunzia l’esposizione degli Stati Uniti, non so se rallegrata o rattristata da una musica fragorosa d’organi, d’armonium e di pianoforti, la quale seconda mirabilmente le di­vagazioni della fantasia in mezzo ai mille og­getti che ricordano le lotte e i lavori immani dei coloni nelle solitudini del nuovo mondo. Ma un nuovo spettacolo cancella subito questa im­pressione violenta. La ricchezza dei legni scol-