Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/97

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94 ricordi di parigi.


gatelle di spahi, ravvolti nei loro grandi man­telli bianchi; ma non son più le faccie baldanzose del 1859. L’orgoglio del vecchio esercito d’Africa non brilla più nei loro grandi occhi neri. Come cambia i volti una guerra perduta! Qua e là si vede pure qualche faccia color di rame, e qual­che vestimento arlecchinesco dei paesi confinanti colla China. Oltre a questo c’è una moltitudine immobile e muta di gente d’ogni paese, che pro­duce una strana illusione. Ogni momento rasen­tate col gomito qualcuno, che vi pare una per­sona viva, ed è un grosso fantoccio colorito e vestito di tutto punto, che vi fa restare a bocca aperta. Ci sono dei selvaggi del Perù, degli in­digeni d’Australia colle loro grandi capigliature lanose, dei guerrieri modioevali, delle signore ve­stite in gala, dei soldati italiani, delle contadine di Danimarca, delle lavandaie malesi, delle guar­die civili di Spagna, e annamiti e indiani e cafri e ottentotti, che vi si parano dinanzi improv­visamente, e vi fissano in volto i loro occhi tra-­