Pagina:De Blasis - Leonardo da Vinci, 1872.djvu/14

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fosse giovanetto, dice Vasari, lo condusse di tal maniera, che molto meglio delle figure d’Andrea stava l’Angiolo di Leonardo; il che fa cagione che Andrea mai più non volle toccar colori; sdegnatosi che un fanciullo ne sapesse più di lui.»2


CAPITOLO III.


Disegnatore. — Ingegno versatile.


Nei disegno pose tal cura, che sembra impossibile che potesse far tanto; ma il tempo non manca mai a chi sa impiegarlo. I volumi suoi a Milano, a Londra, a Firenze, racchiudono una immensa quantità di studi d’ogni genere. Comincia dal feto e prosegue tutta l’anatomia interna ed esterna, con tanta diligenza; come se avesse disegnato tavole per Heistero, per Hunter, per Morgagni o Spallanzani. Il celebre Giambattista Porta, non abbastanza studiato dalla gioventù, non analizzò con più acutezza di mente e con più profonda scienza la forma e la costruzione del corpo umano, il meccanismo dei suoi movimenti e la sua analogia sorprendente con un grande numero di animali. Inoltre Leonardo studiava gli animali e segnatamente i cavalli, di cui era amantissimo. Fece migliaja di caricature imitate dal vero, la cui scelta mostrava quanto egli fosse osservatore anche delle forme più bizzarre, perchè tutte aventi una espressione, indicando il carattere, le inclinazioni, le passioni che alle volte la capricciosa natura informa in quei ridicoli e quasi storpi corpi. La prontezza, la facilità, la versatilità della matita del nostro immaginoso ed universale pittore erano maravigliose. Egli riusciva anco nel fantastico. In questo genere di composizione mostrò come il mondo fantastico sfugge alle