Pagina:De Blasis - Leonardo da Vinci, 1872.djvu/50

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 42 —

statua equestre di bronzo, a Bartolomeo Coleone di Bergamo, al quale erano debitori dei successi delle loro armi. Questa statua, che fu l’ultima opera dell’autore, trovasi in Venezia nella piazza dei Santi Giovanni e Paolo. Verocchio ne fece il modello di cera in grande; ma, un altro artefice essendogli stato preferito per fondere l’opera, ne concepì tanto dispetto che ruppe la testa e le gambe al suo modello e se ne fuggì. Il Senato di Venezia lo fece inseguire inutilmente. La voce essendosi sparsa, che se lo si prendeva gliene costerebbe, egli fece rispondere a questa minaccia, che se a lui fosse troncato il capo, sarebbe impossibile fargliene un altro, in vece che poteva facilmente fare al modello del suo cavallo una nuova testa più bella ancora della prima. Questa risposta fece fare la pace, ma non ebbe il piacere di porre il cavallo al suo posto, poichè avendo preso un riscaldo nel fonderlo, gli sopravvenne una ploresia, di cui morì nel 1544. Onorarono l’arte e la memoria del Verocchio i suoi celebri allievi Leonardo da Vinci e Pietro Perugino, i quali ebbero dal loro maestro i mezzi di superarlo.

Anche Agostino Caracci fu uno di quei genii universali che la sola Italia sembra avere il privilegio di produrre. Oltre quello della pittura, egli possedeva tutti i talenti. Una delle sue principali occupazioni era il comporre delle poesie, le quali non la cedevano in merito a quelle dei più stimati poeti suoi contemporanei. Sarebbe troppo lungo lo annoverare tutti gli artisti italiani che hanno saputo tenere in pari tempo il pennello e la lira. Leonardo e Raffaello alcune volte, onde sollevarsi dai loro serii e faticosi lavori, sacrificavano alle Muse; scrissero pure classiche poesie il Buonarotti, Lorenzo Lippi, Leon Battista Alberti, Benvenuto Cellini, Salvatore Rosa; e parecchi altri grandi artisti si distinsero anco come poeti; ma già la poesia è pure una pittura.

(2) Pietro Perugino pittore di molto merito, fu pure discepolo dello stesso Andrea Verocchio; sarebbe in più alta stima, se non si fosse trovato in rivalità di talento con il Vinci e se non fosse stato ecclissato dal talento e dal genio di Raffaello, di cui ebbe l’onore di essere il primo maestro.

(3) Ciò rammenta le novelle fantastiche degli Alemanni, degl’Inglesi ed ultimamente degli Americani, e sopratutto il Genio di Socrate, e le Visioni del Tasso.

A tale proposito, ne piace di qui discorrere della vivace, ardente e possente fantasia di un pittore inglese chiamato Blake,