Pagina:De Sanctis, Francesco – Alessandro Manzoni, 1962 – BEIC 1798377.djvu/156

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
150 lezioni

dute da lontano sembrano vere e naturali. La «lontananza» in poesia è la vista in immaginazione, il guardare le cose con l’immaginazione; e quando questa si è saputa concitare, togliendola dal mondo ordinario delle misure e trasportandola in una regione superiore, tutto s’ingrandisce. Supponete qui l’immagine sola e che tutto il resto rimanesse freddo, allora si avrebbe uno sconcio ravvicinamento fatto a freddo, sottilizzando, lavorando più con l’intelligenza che con l’immaginazione. Ma qui il poeta stando sotto una possente impressione immediata, questa poesia è così rapida, calda, corrente con tanta uniformità fino all’ultimo sullo stesso tono, che le proporzioni naturali cambiano, il gigante pare naturale.

Ricorderò que’ versi:

      Ei sparve, e i dì nell’ozio
Chiuse in sì breve sponda,
Segno d’immensa invidia
E di pietà profonda,
D’inestinguibil odio
E d’indomato amor.

Qui il ravvicinamento è così intrinseco alla realtà, ha l’aria così naturale, che pochi di voi ci avranno badato. Qui vedete la statua colossale impicciolirsi esternamente innanzi agli occhi. Quell’uomo tanto operoso, eccolo in ozio: quell’uomo a cui l’Europa pareva piccola e [che] abbracciava coll’immaginazione tutto il mondo, eccolo chiuso in sì breve sponda! Vedetelo nella miseria quell’uomo, ecco il grande caduto. Ebbene ei diventa ancora più grande: vedete come il verso subito ripiglia:

Segno d’immensa invidia
E di pietà profonda.

È di lui che tutti si occupano, egli è ancor grande nell’invidia degli uni e nella pietà degli altri. La grandezza, l’infinito, il maraviglioso, risultano dal ravvicinamento improvviso dello stato di abbiezione al quale quell’uomo sembra ridotto, e dell’impres-