Pagina:De Sanctis, Francesco – Alessandro Manzoni, 1962 – BEIC 1798377.djvu/224

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218 lezioni

agl’interessi mondani, li sacrifica ad un’idea superiore, a mo’ d’esempio alla giustizia, alla generosità; che ha il sentimento del bello e si sente ributtare all’aspetto del brutto e del male, serbando sempre l’aspirazione verso un mondo superiore. Nel linguaggio comune diciamo anche: — Il tale ha un carattere poetico — , parlando d’un uomo che vive fuori della vita prosaica, reale.

Queste espressioni volgari che rappresentano le credenze dell’umanità in certe epoche, fanno intendere il mondo poetico di Manzoni. Quando egli scrisse il romanzo, erano in voga alcune parole, come: il Vero, il Bello, il Buono; tre parole magiche che spiegavano tutto. E sapete che Cousin compose un libro in proposito, e ne scrisse a lungo Gioberti. Manzoni viveva in quell’ambiente e del pari immagina vi sia un mondo della verità e della bontà che, in quanto si manifesta, diviene arte — il bello. Tutto ciò che è fuori di quelle idee morali e religiose non è arte, è il mondo positivo, l’esistenza reale.

Sentite bene che queste idee non sono originali di Manzoni: sono nell’ambiente che lo circonda, nella corrente del secolo XIX. Esse sono sviluppate in alcuni suoi scritti: per esempio in quella famosa lettera Sull’unità di tempo e di luogo, ne’ discorsi sui Longobardi e sul Carmagnola, ne’ giudizi di Goethe e di Fauriel intorno alle sue poesie. Quando Manzoni cessò di essere artista e diventò critico come Tasso, diè fuori un lavoro sul romanzo storico e vi aggiunse un dialogo sull’invenzione. Non ignorate il suo famoso libro della Morale Cattolica, in cui sviluppò il suo mondo morale e religioso. Tutti questi sono i documenti da cui trarremo la sua poetica.

Questa si avvicina più alla forma inglese e tedesca che alla francese e italiana, è anzi una reazione contro la forma italiana rappresentata da Alfieri, Foscolo, Monti. Dovreste attendervi nello stile e nella lingua qualche cosa di tedesco o inglese, o se non altro un’imitazione del linguaggio di Schlegel, di cui egli era tanto appassionato. Non è così. Come critico, egli è severamente italiano: ci si vede bensì l’uomo che è stato lungo tempo a Parigi ed ha familiari La Harpe, Marmontel, Voltaire, Dide-