Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/124

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l’intelletto, è il fenomeno più interessante del cuore umano; è la parte più poetica nella storia delle passioni e delle immaginazioni umane. Qui ci è la stessa contraddizione che era nell’anima del poeta; e se contraddizione non ci fosse, avremmo una freddura rettorica estranea all’anima, in forma convenzionale. La logica nel senso comune è la coerenza delle idee, la corrispondenza dei mezzi col fine; la logica dell’arte è la coerenza di linguaggio e di condotta nel giuoco combinato di tutte le forze vitali, quando e come operano in un dato momento dell’esistenza, idee, immaginazioni, sentimenti, passioni; stato fisico, morale, intellettuale. È la logica di Dante e di Shakespeare, i poeti più illogici perché i più veri, i più addentro nei secreti della natura e della storia. Dico così, perché spesso nel giudicare dell’arte noi vi introduciamo criterii intellettuali e morali, che le sono estranei.

Che Leopardi senta entusiasmo alla scoperta del Mai e in quell’incendio patriottico che divampa in Italia, questo è nella sua natura, nei suoi studi, nella sua educazione, nel suo cuore e nella sua immaginazione: forze in lui sempre intatte, sempre giovani. Ma che l’entusiasmo gli rifaccia il cervello, proprio allora che nel cervello si affacciava un nuovo aspetto del mondo, questo è contro natura. Anzi, a lui non par vero di poter gittare in mezzo a quell’entusiasmo quelle sue idee scettiche, così come allora gli fermentavano nel cervello. E n’è nata una canzone originalissima, che poco resiste al ragionamento, ma che nella sua contraddizione è la potente rivelazione di una nuova poesia. In verità, se crede che tutto è vanità, perché incitare gl’italiani a correre appresso alle larve? E se spera che si riscuotano al novo grido dei padri, come può affermare in modo così assoluto che il male non ha rimedio, perché non è nella volontà degli uomini, ma nella natura delle cose? Crede e non crede, spera e non spera. Il suo entusiasmo contiene in sé il suo scetticismo. In questa doppia faccia, in questo Giano leopardiano è a cercare la logica della poesia.

La scoperta del Mai e l’esortazione agl’italiani non è che un semplice motivo occasionale, è il luogo comune. La poesia