Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/15

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ii. 1813-1814 - indirizzo filologico 9

lettore perde la pazienza, affogato in quell’infinità di citazioni, di date e di notizie, sì che il libro ti pare più un sommario che una storia. Ora abbiamo due versioni dal greco in italiano, l’una che è un commentario sulla vita e le opere di Plotino, scritto da Porfirio, e l’altra è il libro di Esichio Milesio degli uomini per dottrina chiari, pubblicato testé dal Cugnoni, insieme col commentario leopardiano sulla vita e gli scritti di quell’autore. La vita di Plotino ha in fronte al manoscritto questa annotazione, di mano propria del padre di Giacomo:

Oggi, 31 agosto 1814, questo suo lavoro mi donò Giacomo, mio primogenito figlio, che non ha avuto maestro di lingua greca, ed è in età di anni sedici, mesi due e giorni due.

Il Cancellieri, che ebbe in mano il manoscritto, afferma che quella versione fu fatta in sei mesi insieme con l’altra di Esichio Milesio; che in poco più di un mese scrisse l’altra opera. De vita et scriptis rhetorum quorumdam, con illustrazione di alcuni opuscoli greco-latini; e che, non ancora stanco, diè mano a un’opera più lunga, intitolata Fragmenta Patrum secundi saeculi, et veterum auctorum de illis testimonia collecta et illustrata. Il Cancellieri conchiude: — Quali progressi non dovranno aspettarsi in età più matura da un giovane di merito sì straordinario? — E cita giudizio simile del gran poliglotto svedese, Davide Akerblad. Creuzer, che aveva spesa una vita intorno a Plotino, non disdegnò di valersi di quel manoscritto nelle sue appendici Addenda et Corrigenda.

Gli altri due lavori sono un tentativo di ricostruzione. Vuol rifare la vita e gli scritti di uomini già chiarissimi, di cui non era rimasto quasi che il nome. Come da pochi frammenti alcuni tentano ricavare il mondo preistorico, il giovane usa quella sua erudizione infinita a rifare nella vita e negli scritti Ermogene, Esichio, Elio Aristide, Dione Crisostomo, Cornelio Frontone, e molti altri autori presso che ignoti. Chi guardi alla fresca età e alla straordinaria dottrina, non troverà esagerazione la lode del De Sinner e del Thilo, né che il Niebhur lo chiami «Italiae con-