Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/181

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xx. 1824- le «annotazioni» 175
L’esempio era, come egli dice ironicamente, l’arme fatata. Biasima quelli che vorrebbero ridurre la lingua a esattezza matematica, o, come dice anche, «in pelle e ossa, com’è ridotta la francese», e difende le locuzioni e i modi, «quanto più difformi dalla ragione, tanto meglio conformi e corrispondenti alla natura». Fa una saporita lezione a’ puristi, notando come la proprietà della lingua consista
non tanto nelle nude parole e nelle frasi minute, quanto nelle qualità e forme speciali d’essa lingua, e nella composizione della dicitura. Laonde possiamo scrivere barbaramente quando anche evitiamo qualunque menoma sillaba che non si possa accreditare con dieci o quindici testi classici (quello che oggi s’ha in conto di purità nello scrivere italiano); e per lo contrario possiamo avere o meritare opinione di scrittori castissimi, accettando o formando voci e frasi utili o necessarie, che non sieno registrate nel Vocabolario né protette dall’autorità degli antichi.
Vuole libertà di pigliare dal latino parole e forme di favellare, come fecero Dante e tutti gli scrittori e gli stessi compilatori del Vocabolario della Crusca.

        Chiunque stima che nel punto medesimo che si pubblica il Vocabolario d’una lingua, si debbano intendere annullate senz’altro tutte le facoltà che tutti gli scrittori fino a quel punto avevano avute verso la medesima; e che quella pubblicazione, per sola e propria sua virtù, chiuda e stoppi a dirittura in perpetuo le fonti della favella; costui non sa che diamine si sia né vocabolario né lingua né altra cosa di questo mondo.

Nota macchie di parecchi francesismi nella Coltivazione dell’Alamanni e sregolatissime costruzioni e forme di ogni genere: ma questi difetti «arricchirono straordinariamente il predetto poema di voci, metafore, locuzioni, che quanto hanno d’ardire, tanto sono espressive e belle; e potrebbero giovare, non solamente agli usi poetici, ma gran parte di loro alla prosa».

Leopardi non ha avuta altra occasione di esprimere il suo pensiero sopra questa materia. Ne parla poco e a sprazzi, quasi per riempire l’aridità delle citazioni, senza intenzione di farci