Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/289

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

introduzione al corso leopardiano 283


Se vogliamo spiegare una macchina a vapore, possiamo farlo senza sapere l’inventore né il tempo in cui fu inventata. È una produzione puramente meccanica, su cui non rimangono stampati i segni del cervello che l’ha inventata. Ma la poesia! La poesia è una produzione organica, è la figlia del mio cervello, e lì sono stampati i segni visibili paterni; e non è che quei segni, come soldati, si ordinino sotto un duce supremo, sotto quei caratteri; ma sono quei caratteri che vi s’incarnano, e di generalità diventano individui, e vi danno il lavoro animato, vi danno la vita.

Questo è tanto importante che una base di fatto si è voluta imporre anche all’arte. Una volta i poeti non avevano bisogno di studiare il fatto, creavano di fantasia: Alfieri faceva il Filippo senza studiare la Spagna, Voltaire il Maometto senza conoscere l’Arabia. Che sono Filippo e Maometto? Personaggi fantastici, dove c’è una parte di verità: c’è il poeta e il tempo in cui uscivano. Ma non è la verità di quei personaggi, che sono qualcosa di distinto dal poeta e dal suo tempo. Manzoni, primo in Italia, cercò dare all’arte anche una base di fatto, e, prima di concepire Carlo Magno, faceva studi profondi sui tempi di Carlo Magno, e, prima di concepire i Promessi sposi, faceva studi storici abbastanza importanti su quel tempo al quale il romanzo si riferisce.

Una base di fatto, per l’arte, è utile, non necessaria. È utile, perché l’autore, immergendosi in quei fatti, si spersonalizza, diviene obbiettivo, attinge la sua ispirazione nel mondo estraneo a sé. Ma non è necessaria. Che importa se Carlo Magno, come l’ha concepito Manzoni, non è il Carlo Magno del Medioevo? Che importa se l’Ermengarda non è proprio quella principessa del Medioevo, su cui studiò tanto? È arte, e a noi basta, e non domandiamo altro.

Ma se al poeta non è necessaria la base di fatto, pel critico è indispensabile, è condizione «sine qua non». Capisco che un critico possa creare un Leopardi di fantasia. Certo si può lodare il suo talento artistico, ma egli non adempie alla sua missione di critico. Poiché la critica non crea, ricrea; deve riprodurre; e,