Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/307

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«la vita solitaria» 301

impressione. Comincia a fissarlo, a rappresentarlo filosoficamente. La prima volta qui si rivela questa tendenza. E si pone a filosofare sul suo male. Dopo aver detto che soffre, afferma: — È falso il piacere, che nasce da illusione; solo è vero il dolore — . E maledice la scienza e il progresso, la scienza, che ci mostra quel vero; e benedice gl’ignoranti, che non lo comprendono.

Quando leggerete la canzone al Mai, vedrete uscir fuori questi pensieri originali.

In quello stato, Leopardi ebbe un momento di entusiasmo. Entusiasmo e felicità per lui sono momenti, ma momenti eterni, perché fissati in poesia. In quell’anno Angelo Mai scoprì i libri della Republica, che si credevano perduti. Frontone, Dionigi, Eusebio erano quasi ignoti alla moltitudine, ma Cicerone!

E qui si risveglia il grande erudito, e scrive:

Il grido delle nuove maraviglie che V. S. sta operando non mi lascia più forza di contenermi, né mentre tutta l’Europa sta per celebrare la sua preziosa scoperta, mi basta il cuore d’essere degli ultimi a rallegrarmene seco lei, e dimostrare la gioia che ne sento...

E domanda al Mai che gli mandi il libro foglio per foglio, e scrive la canzone Ad Angelo Mai.