Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/64

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58 giacomo leopardi

che si riferisca al mondo esteriore ed esprima le sue impressioni, se non quando esso abbia qualche relazione col suo dolore.

Onde possiamo dire, fin da ora, che l’anima del giovane è tutta concentrata in sé stessa, e non esce fuori della sua personalità, se non per gittare uno sguardo distratto su tutto il rimanente.

Raccogliendo i risultati di queste osservazioni, possiamo avere un concetto chiaro di quello che era Giacomo Leopardi a diciannove anni. Eruditissimo, sì da parere un miracolo, versato soprattutto nelle tre letterature che a lui paiono le «sole vere», la greca, la latina e l’italiana, loro «figlia legittima», aperto alle impressioni letterarie e di un gusto classico a modo Giordani: un antico in mezzo al mondo moderno. E non gli è uscito ancora un lavoro, che faccia presumere originalità e grandezza di scrittore. Le sue traduzioni, piuttosto che poesie, sono esercizii di verso, e poco felici: colà dentro non c’è l’autore e non c’è lui. Le sue imitazioni, come l’Inno a Nettuno, se mostrano la sua singolare perizia dell’antico, sono un bel cadavere, una restaurazione delle forme, vacue di spirito. La sua prosa, da principio scorretta e alla francese, ora va a tentoni fra trecentisti e cinquecentisti, con uno sforzo verso il purismo, che rivela studi freschi e poco digesti.

Finora è un semplice letterato.

I suoi ideali sono vuoti di contenuto, non religiosi, non politici, non etici, non sociali: sono puramente letterarii e formali. Gl’ideali vecchi ed ereditarii scompaiono; se ne apparecchiano altri attirati da’ nuovi studi e dall’ambiente letterario contemporaneo. E per darne un esempio, innanzi al suo spirito non c’è ancora l’Italia serva e divisa; e se ama l’Italia, gli è perché essa è la figlia di Grecia e di Roma, la vera erede della letteratura greco-latina. Sono sentimenti letterarii, reminiscenze classiche; sono materiali sparsi, che comunicano al giovane forme, concetti, immagini; atomi o elementi ancora non accostati e organizzati nella fantasia, dov’è la potenza generativa dell’arte. Non c’è ancora il nuovo ideale, e l’antico muore.

L’ambiente repulsivo di Recanati dovea poco favorire uno sviluppo pronto e rigoglioso di queste forze.