Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/69

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ix. 1817 - nuovi studi 63

del purista soddisfatto, nel pieno della sua illusione. Sarà per poco; più tardi s’accorge che quello è un lavoro concepito non in sé, ma secondo modelli e giudizii astratti.

Molta freschezza e disinvoltura si vede al contrario nella sua lettera al Giordani sopra questo argomento. Lì gitta via il lambicco, scrive alla sciolta e con effusione all’amico. In quell’abbandono confidenziale traspare una ricchezza di movenze, una spontaneità di stile, con una sicurezza di sé, che lo fa parlare con autorità e con calore, dando lezione al Mai, al Ciampi e allo stesso Giordani, correggendo, rimbeccando, e sotterrandoli sotto la sua erudizione. Quando sostiene, contro il Giordani, che que’ frammenti latinizzati dal Mai, non senza parecchi errori, sono non un compendio, ma un estratto così a casaccio senza nesso e senza disegno e con le stesse parole dell’originale, mostra già rettitudine di giudizio e acutezza di critico.

Cito volentieri un brano descrittivo, in istil fiorito, come dicono i retori, con un’abbondanza e una facilità derivata da un calore d’immaginazione.

Questi si chiamano e sono compendi. Ma copiar sempre sempre l’opera, riportarne puntualmente moltissimi e lunghissimi pezzi, qualcun altro tagliuzzarne, gittato via il rimanente serbarne un bocconcino; a questo perché si capisca che cosa dica così mozzo, appiccar del proprio una riga di capo o di coda o di ventre; non far differenza dal necessario all’inutile, andar sempre a caccia di cose in qualche modo singolari, e delle principali e necessarie a mantenere il filo della trattazione non curarsi straccio; saltare eternamente di palo in frasca senza darsi un pensiero al mondo d’incollare un capo coll’altro; questo mi par che sia storpiare e trinciare e smozzicare, non compendiare.

Qui si comincia a sentire lui; non c’è padre Cesari, non Davanzati, neppure Giordani con la sua solennità e col suo artifiziato splendore. C’è chiarezza ed efficacia alla naturale, movimento di cervello incalorito dall’immaginazione. Non è la prosa dell’uomo maturo; ma è già la prosa di una ricca e calda immaginazione giovanile.