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Pagina:De Sanctis, Francesco – La poesia cavalleresca e scritti vari, 1954 – BEIC 1801106.djvu/138

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v. l’«orlando furioso» i33

studiati, e la coscienza che ne ha trasparisce dai pochi versi in cui descrive l’innamoramento.

Vi sdegnate della sua arroganza, e pure le volete bene, perché è donna.


7. — La pazzia d’Orlando.


L’originale della creazione ariostesca è l’ironia che emerge dalla natura del personaggio. Napoleone a S. Elena è una ironia del destino; rimane grande. L’ironia d’Angelica non è nel fatto, nel destino: quello che fa all’ultimo è l’ironia di quello che crede.

Il concetto d’Orlando non è meno originale e più profondo. Orlando in Boiardo non ha carattere proprio, nell’Ariosto acquista un sembiante così fiero da fare impressione anche su Mandricardo. Con questa figura paurosa è congiunto il massimo della forza fisica; ha una forza muscolare prodigiosa. Comparisce attaccato a tradimento da Cimosco, ed è solo, e con un colpo di lancia ne infilza sei. Fa gustare a poco a poco in un’ottava questa caricatura della forza fisica:

     Il cavalier d’Anglante, ove piú spesse
Vide le genti e l’arme, abbassò l’asta;
Ed uno in quella e poscia un altro messe,
E un altro e un altro, che sembrar di pasta:
E fin a sei ve n’infilzò; e li resse
Tutti una lancia; e perch’ella non basta
A piú capir, lasciò il settimo fuore
Ferito si, che di quel colpo muore.


Questa è la forza del braccio. Volete veder quella dei piedi? Perseguita a piedi Cimosco a cavallo e lo raggiunge in poco tempo. Per digressione, vi farò notare una leggiadra invenzione dell’Ariosto. I poeti sogliono, parlando di tempi antichi, fare presagire i tempi moderni. L’Autore immagina che Cimosco