Vai al contenuto

Pagina:De Sanctis, Francesco – Saggi critici, Vol. I, 1952 – BEIC 1803461.djvu/278

Da Wikisource.
272 saggi critici

lezione divenne per lei una festa. Come stava attenta! Con che ardente curiositá mi guardava, quasi dal muovere delle labbra volesse indovinare le parole, coglierle essa a volo, compiere essa la frase! Sulla sua fisonomia mobile si riflettevano tutti i sentimenti, tutti gli affetti: ciò che era bello, le faceva una impressione istantanea, che leggevo nei gesti, negli occhi, nel sorriso, senza che ella se ne accorgesse. In breve fui a tale, che potei rappaciarla con la grammatica, con l’analisi, con le frasi, e fino con i terribili punti e virgole: faceva tutto questo, se non con piacere, con pazienza. Vo’ riportare il suo lavoro, perché, insieme con quello pubblicato dal Thouar, può far fede a quale alto segno possa arrivare ima giovane mente, quando è messa per la buona via. Un amico mi sussurra all’orecchio: — Non fare; ti si recherá a vanitá: sarai rassomigliato a certi spacciatori di ricette che empiono di annunzi tutti i fogli, pubblicando a suon di tromba le loro cure maravigliose — . Eh, mio Dio! facciamo ciò che il dovere ci detta, facciamolo con serietá, con buona intenzione, e lasciamo dire. Ecco il lavoro:

Le due fanciulle


V’erano due fanciulle, Lisa ed Amalia, la prima di una rara bellezza. Il capo ornato aveva di neri capelli; due occhietti negri e furbetti sfavillavano in mezzo a quel bel viso. Il suo frequente sorriso, cagionato in parte da un intimo senso, che l’avvertiva di essere cosí piú bella, faceva sí che piaceva a tutti. Amalia invece era venuta quasi deforme per una malattia, e naturalmente chiunque veduto avesse le due sorelline, della prima sola si maravigliava, e ad essa sola porgeva lode. Del qual trionfo s’avvedeva benissimo la bricconcella, e diveniva vanerella anzi che no, capricciosa, stizzosa con le sue compagne, e faceva dispetti a tutti quelli che non voleano sottoporsi ai suoi capricci. Allora il padre prendendola sulle ginocchia le diceva: — Lisetta mia, bisogna essere piú buona, studiare le lezioni, e non perdere cosí il tempo; e tutti diranno: è bella ed è anche buona Lisetta. Se tu invece séguiti ad essere cosí cattiva, diverrai brutta brutta — . Lisa, a cui la sua piccola