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Pagina:De Sanctis, Francesco – Saggi critici, Vol. II, 1952 – BEIC 1804122.djvu/89

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«cours familier de littérature» par lamartine 83

prende l’incomodo di guardare. Che ne nasce? Delle passeggiate, come con giusto disdegno le chiamava il Guizot, o, per uscir di figura, delle cicalate sorto il nome di sintesi. Sono dolente di dover porre tra costoro l’illustre poeta; ma credo che la maggior testimonianza di rispetto ch’io possa dargli è di dirgli umilmente quello che mi sembra la veritá. Niuno piú di lui ama le idee generali, ma niuno vi è meno atto. Vede un piccolo lato delle cose e lo prende pel tutto; talora non vede nulla, e cade nel vago. In poche pagine ti parla dell’Inghilterra, dell’Alemagna, dell’Italia, della Spagna e fino dell’America; sono magnifiche parole, ma vuote; un terreno arido coperto di fiori. Niente de’ caratteri determinanti di ciascuna letteratura; infilza nomi a nomi, e a ciascuno appicca un epiteto, che gli viene innanzi secondo l’idea confusa che ha dello scrittore. Nei grandi critici un epiteto è spesso un carattere, tutt’una critica. Lamartine, in luogo di guardare quello che in uno scrittore è incomunicabile, e che costituisce la sua personalitá, ciò che lo distingue da ogni altro, si arresta a qualche somiglianza superficiale, e ribattezza un uomo dandogli il nome di un altro. Cosi Goethe è Orfeo ed Orazio ad un tempo, Klopstock è l’Omero, Schiller l’Euripide dell’Alemagna, Walter Scott è un Boccaccio serio ed epico; Monti è un dantesco come Dante, Niccolini è un Machiavelli, Ugo Foscolo un Savonarola, Canova un Fidia.

Ma non sempre il Lamartine giudica cosí gli scrittori a passo di corsa, dispensando epiteti, che, usciti fuori alla ventura nel caldo e nell’impazienza dello scrivere, esprimono il vago ed il confuso che è nel suo animo. Di tanto in tanto si arresta su qualche teoria o su qualche scrittore, e ne tratta «ex professo». Tale è il suo esame della filosofia indiana, la sua teoria del progresso, le sue idee sullo stile, il giudizio di Lafontaine, di Bossuet, di Dante, ecc. Ci è sintesi in apparenza; nel fatto ci è un particolare che prende per generale. Quel benedetto particolare gli fa impressione e diviene esso l’universo e gli toghe la vista del rimaneiite. Si tratta, per esempio, della letteratura francese. Cade nella vecchia questione de’ classici e de’ romantici: i ali furono imitatori, i tali furono originali. Ond’è ch’egli vede