Pagina:De gli horologi solari-1638.pdf/17

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PROEMIO. 7

che lo facesse vedere in Lacedemone l’anno del Mondo tre mila [Plin. li.2 c.76.] il Gene br. Anassimene l’anno [3670]3670 Herodoto l’an. 3690}}seicento settanta, e ad Anassimandro, del quale Anassimene fu discepolo; ilche [Diog. Laer. li.2. Visse secõdo secondo secondo ]essere falso facilmente si raccoglie da Herodoto, il quale scrisse quasi coetaneo ad Anassimene, e racconta nell’Euterpe della sua historia, che tra le notitie delle cose d’Egitto, che li diedero a Menfi i Sacerdoti di Vulcano, seppe che il modo di dividere il giorno in dodici parti col Gnomone, i Greci l’havevano appreso da quelli di Babilonia: e molto più certi ce ne fà l’irrefragabile verità della Divina Scrittura, questa inventione essere cosa assai più antica di questi due Filosofi, dicendo nel quarto de’ Rè, e per il Profeta Isaia, che Dio diede per segno ad [Cap. 20.
Cap.38.]
Ezechia d’havere udito i suoi prieghi, raccolte le sue lagrime, e fattoli gratia di prolungarli la vita quindici anni ancora, il ritorno indietro del'ombra già [3424]trascorsa dieci linee dell'horolgio d’Acaz che fu suo padre, e regnò l'anno tre mila quattrocento ventiquattro.

[Vitr. li. 9.c.9.]Fra quelli poi che illustrorono la prima inventione, sono celebrati Beroso el Caldeo, per


A     4 haver