Pagina:Del danno che avverrebbe allo Stato Pontificio.djvu/21

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da non abbisognare di ulterior discussione. Tuttavia non è fuor di proposito il pesare le ragioni dei contrari perchè dalla nullità di esse meglio si parrà da qual parte è la buona causa.

Ho sott’occhi una memoria diretta all’eccellentissima Commissione delle strade ferrate, nella quale null’altro è di reale, di vero, che gli elogi ben meritati ai membri distintissimi che la Commissione compongono. L’autore, che non si palesa, dicesi suddito pontificio; ma o egli non ha amore di cittadino, o è in lui soffocato da qualche altro amore.

Incomincia dal declamare è bandir la crociata alle grette idee di provincia, di municipio, d’interessi, di località, di campanile; e vorrebbe, copiando l’autore delle strade ferrate italiane, che si badasse non alla prosperità di un solo stato o provincia ma della intiera Penisola. Nel che ben fece, poichè è questa l’unica ragione che poteva allegarsi dalla sua parte; ragione che dimostra il suo torto; perchè chi si raccomanda all’altrui compassione, da prova di non avere diritti da mettere in campo. Ad udire questo signore, noi dobbiamo intieramente sacrificarci al ben’essere della Penisola, che per lui vuol significare Toscana. Egli ragiona come se fra la Toscana e lo Stato Pontificio non esistesse demarcazione di confini, diversità di leggi politiche, civili, commerciali, finaziere, e perciò una grande diversità e differenza d’interessi. Poco mancò che non invocasse le massime di filantropia, di carità cristiana, quasi che questa comandasse ai poveri di dare ai ricchi tutto quello che hanno. E sì! Perchè a fare in modo che non siavi