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228 la cerbiatta


reno le scottasse e fuggì. Subito dopo tornò. Allora furono corse e ritorni più frequenti, meno timidi, quasi civettuoli. Balzava in alto, s’aggirava intorno a sè stessa come cercando di acchiapparsi la coda coi denti; si grattava l’orecchio con la zampa, guardava il vecchio ed egli aveva l’impressione che anch’essa fosse meno triste e spaurita e che gli sorridesse.

Un giorno egli mise la ciotola a pochi passi di distanza dalla sua pietra, quasi sull’apertura della capanna, scacciando lontano il gatto che pretendeva di profittar lui del latte. Poco dopo la cerbiatta s’avanzò tranquilla, sorbì il latte, guardò dentro con curiosità: egli spiava immobile, ma quando la vide così vicina, lucida, palpitante, fu vinto dal desiderio di toccarla e allungò la mano. Ella balzò sulle sue quattro zampette, col muso stillante latte e fuggì: ma tornò, ed egli non tentò oltre di prenderla.

Ma oramai la conosceva ed era certo che ella avrebbe finito col rimanersene spontaneamente con lui: nessuna bestia è più dolce e socievole della cerbiatta. Da bambino egli ne aveva avuta una che lo seguiva per ogni dove e alla notte dormiva accanto a lui.

Per attirar meglio la sua nuova amica e tenerla tutto il giorno con sè senza usarle violenza pensò di andar in cerca di qualche nido di cerbiatti, prenderne uno e legarlo entro la capanna: così l’altra, vedendo un compagno, si sarebbe addomesticata meglio. Ma, per quanto