Pagina:Deledda - Cosima, Milano, Treves, 1937.djvu/239

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

appendice 189


che le dorme si occupassero di cose aliene dalle faccende domestiche. Ma Grazia Deledda non desistette e si diede a scrivere romanzi: primo il Fior di Sardegna (stampato nel 1891), poi La via del male, Il vecchio della montagna, Elias Portolu ed altri, coi quali si fece un nome e venne apprezzata come una delle migliori fra le giovani scrittrici italiane.

In realtà essa aveva fatto una grande scoperta: aveva scoperta la Sardegna. Già fino della metà del 1700 nel seno della letteratura europea era sorto un nuovo movimento. Si sentiva stanchezza di quei soggetti perpetuamente tolti e ritolti dalle storie di Grecia e di Roma, e si voleva qualche cosa di nuovo. Questo movimento si congiunse ben presto con un altro, nato contemporaneamente dalla adorazione di Rousseau per l’uomo allo stato di natura, fuori della civiltà. E per tal modo la nuova scuola, specialmente nei bei giorni del Romanticismo, fece conquiste sopra conquiste. L’ultima, più importante, è dovuta a Grazia Deledda. Vero è che nelle sue descrizioni di carattere locale e tutto paesano essa aveva avuto predecessori anche nella sua patria. Già prima di Grazia Deledda il così detto «regionalismo» aveva avuto, nella letteratura italiana, notevoli rappresentanti: Verga con le sue descrizioni della Sicilia, Fogazzaro con quelle del Lombardo-Veneto. Ma la scoperta della Sardegna appartiene incontestabilmente a Grazia Deledda. Questa sua terra natale essa aveva imparato a conoscerla per ogni verso e fino al fondo. Era rimasta a Nuoro fino ai suoi 23 anni, e soltanto allora si fece animo ed osò recarsi a Cagliari, capoluogo della Sardegna, dove conobbe l’uomo, il signor Madesani, col quale si sposò nel 1900. Celebrate le nozze, passò col marito a Roma, nella quale città è poi sempre rimasta, distribuendo il suo tempo fra i doveri di famiglia e l’opera di scrittrice. Anche nei romanzi, che compose dopo il suo trasferimento a Roma, essa continua a trattare soggetti sardi, come in quello che porta per titolo L’Edera uscito nel 1912. Ma nei romanzi che scrisse di poi, gli avvenimenti si svolgono assai spesso in un ambiente di colore meno locale, come per esempio nell’ultimo, che l’Accademia ebbe occasione di esaminare e di apprezzare, La fuga in Egitto. Tuttavia il suo modo di concepire la natura e l’uomo rimane sempre di carattere sardo nel suo fondo e, per quanto artisticamente più matura, essa continua sempre ad essere la stessa scrittrice seria, grandiosamente semplice e sincera, come quando dettò La via del male e Elias Portolu.