Pagina:Deledda - Il flauto nel bosco, Treves, 1923.djvu/34

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Per compenso, per andare allo stabilimento di cura c’era un viale di castagni e di abeti, la cui fresca e solitaria bellezza dava conforto. Di tratto in tratto non mancava modo di potersi riposare: una panchina, un paracarri, il parapetto basso di un ponticello.

Ella amava sedersi su questo muricciolo, davanti e dietro il quale fra due frangie di giunchi e gli sfondi verdi del bosco chiazzati dell’azzurro del cielo, si torceva un serpente d’acqua verdognola.

I merli, gli usignoli e le gazze vi davano concerto.

E un giorno, verso la fine di luglio, ai canti degli uccelli si unì d’improvviso, anzi li fece tacere, il suono di un flauto.

Ella sollevò la testa perché le parve che venisse dall’alto, non sapeva se da destra o sinistra, ma certo dall’alto, come il canto dell’usignuolo dalla cima degli abeti e dei castagni del bosco.

Ed era un motivo breve, variato, ma poi sempre ripetuto, e dolce appunto come il canto dell’usignolo; e a lungo andare, in