Pagina:Deledda - Il nonno, 1908.djvu/11

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il nonno 9


sono forte, io! Zia Nannedda mi ha dello che ci sono anche cinghiali, qui: voglio vederli: non ho paura, io.

— Bè, abbiamo capito! - disse il vecchietto, battendo le mani. - Tu vuoi combattere con qualche cosa: ti daremo un pezzo di formaggio col miele, e tu lo distruggerai subito!

— Eh, quello me lo mangio subito! - rispose serio serio il bambino.

E cominciò a correre di qua e di là, ed a frugare per tutti i buchi della capanna. Ogni tanto si avvicinava a ziu Andria, ed lo li vedevo ridere e chiacchierare assieme.

Mentre le donne preparavano il pranzo, i pastori legavano le giovenche e i tori e li chiudevano uno per volta entro una specie di gabbia di tronchi. Ziu Andria arroventava la marca, specie di sigillo con le iniziali del padrone, e la imprimeva rapidamente sul fianco delle povere bestie che al contatto rovente muggivano, si contorcevano, e appena slegate fuggivano leccandosi il pelo bruciato sul quale era rimasto impresso il nome del loro proprietario.

Il bambino guardava coi begli occhioni avidi spalancati, e quando le giovenche e i tori muggivano troppo forte, o spaventati fuggivano dalla loro gabbia di tortura, anch’egli si spaventava e si tirava indietro tremante.

— Come? - diceva ziu Andria, - tu vuoi vedere i cinghiali selvaggi, e ti spaventi per cosi poco? L’ho detto io: tu devi combattere con la