Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/136

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riesca, il tuo progetto, ma può anche darsi che non ti riesca.

— Io non so quello che dici. Lasciami passare e lasciami in pace!

— Tu non rientrerai qui, finchè ci sarò io!

— Tu non sei la padrona, qui! Io non ho fatto alcun male e tu non hai diritto di cacciarmi via.

— Ah, io non sono la padrona? Ora te lo farò vedere. Vattene o ti butto dalle scale.

— Prova a toccarmi!

Marielène tremava tutta e si afferrava alla ringhiera della scala quasi avesse paura di cadere.

— Sebastiana, vattene! — disse, quasi supplichevole. — Ti ripeto, è meglio. Se tu sali un altro scalino io non rispondo di me. Mi vedi? Sono come pazza: e coi pazzi non si ragiona.

— Io non ti ho fatto nulla! Se tu credi ai pettegolezzi peggio per te.

— Io credo ai fatti: credo ai miei occhi! Tu fai del male a te stessa; te ne accorgerai un altro giorno!

— Se faccio del male a me stessa infischiatene! Pensa ai casi tuoi.

— Appunto perchè penso ai casi miei ti parlo così. Io ti ho allevata: io ti ho