Pagina:Deledda - Il paese del vento, 1931.djvu/69

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 63 —

buttai davvero, quando una voce rispose a quella dell’anima mia.

Non è una voce umana; eppure risona per volere di un uomo, e ne esprime il gemito di passione simile al mio: è il lamento di un violino. Il suonatore eseguiva dei semplici esercizî, come cercando un motivo creatore, che desse forma ai suoi sentimenti; eppure questi trasparivano attraverso la sola vibrazione delle note, intonandosi miracolosamente ai miei.

«Noi ci amiamo, fanciulla, ma non osiamo rivelarcelo con parole mortali, perché il nostro amore ha già qualche cosa che ci spaventa, che ci unisce e ci divide con un colore di odio.

«Io ho paura di te, perché sei pura e mite: ho paura di farti del male, mentre vorrei che tutta la tua vita fosse lieve e fresca come l’erba sulla quale palpita il tuo cuore nuovo: tu hai paura di me perché capisci che io conosco il male, ed ho già intaccato e morso la vita coi miei denti selvaggi. Eppure, se io scendessi adesso fino a te, con la mia carne già impura, e