Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/13

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Il portafoglio 7

se a un convegno peccaminoso, la radice del male.

— Infine, — pensò il paziente, scuotendosi e ribellandosi — sono un uomo e devo vincere io. Vado alla delegazione municipale e rimetto il portafogli fra gli oggetti smarriti. E col Padre Superiore sono sempre in tempo ad aggiustarmi.

Ma era notte ancora, e contro i muri neri del buio i buoni propositi battono e svaniscono come bolle di sapone. I nani della coscienza tornavano a stringere coi loro fili taglienti l’uomo grande e grosso che si rotolava nel piccolo letto come un delfino nella rete: finchè arrabbiato sul serio, egli afferrò di sotto il guanciale il portafogli caldo e odoroso di carne sudata e lo scaraventò nel buio.

Poi si alzò e lo riprese: e aspettò l’alba con l’impressione di uno che va verso un fiume per lavarsi.


Finalmente potè essere ricevuto dal Padre Superiore.

— Padre, avanti che le venisse male, ieri, lei stava alla finestra ed ha veduto quanto mi è occorso.

Il piccolo Padre lo fissava con lo stesso sguardo lontano e vago di quando era alla finestra: non rispose. Aveva veduto o no?