Pagina:Deledda - Il sigillo d'amore, 1926.djvu/9

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Il portafoglio 3

qua, e andare sempre più giù: eppure non pensò di correre appresso alla donna e restituirle il suo.

A che? Il Padre lassù aveva veduto ogni cosa: e lo giudicava come Dio.

Ma arrivato sul marciapiede sotto l’orto respirò profondamente, come appunto uno scampato dai gorghi di un fiume: pensava di andar subito su dal padre, consegnargli il portafogli, e lasciar cadere ai piedi di lui il peso del suo già infinito dolore.


Ma quando arrivò al secondo piano del convento si trovò in mezzo a un correre misterioso di frati che attraversavano i corridoi e salivano le scale con un pesante svolazzare di tonache come uccellacci molestati dal passare del nibbio: e nessuno parlava, e quel silenzio rendeva più tragica la confusione.

Anche lui continuò a salire, col cuore sempre più agitato: sul pianerottolo ultimo della scala, dove questa si restringeva per arrampicarsi alla terrazza, sotto la grande luce della finestra aperta, vide i confratelli che sollevavano di terra, leggero come fatto della sola tonaca e del viso e delle mani di cera molle pronta a sciogliersi, il Padre Superiore.

— È morto per colpa mia — pensò con terrore: terrore raddoppiato dal subito accorgersi