Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/102

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con gli sfondi accesi di vapori rossi. Dov’era? Gli pareva di essersi sperduto e di dover camminare molto prima di ritrovare la sua strada. Ma quale era dopo tutto la sua strada in quella città dov’egli non aveva né casa né parenti né amici? Tutte le strade gli erano straniere e nemiche: e tutte potevano diventar sue, se egli voleva. Ed egli si sentiva sbattuto da questo dissidio che si ripercoteva col suo sangue nelle strade delle sue vene.

Eppure gli pare di riconoscere quella strada, di averla percorsa altre volte, da bambino, o in sogno; altre volte ha veduto le cancellate dei giardini gonfie di edera nera, e le macchie degli alberi stemperate sul verde del cielo; e le ville chiuse come incantate nel tramonto, e le grandi gabbie entro le quali crescono le costruzioni nuove. Davanti a una di queste, una montagna di mattoni rotti che sembrano pezzi di carne sanguinante, lo costringe a scendere il marciapiede; e d’improvviso, fra la terra smossa e i calcinacci, balza una figura che gli penetra nel cuore.