Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/109

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Egli non parlava, stanco di aver già parlato troppo; le parole ormai erano inutili: tutto era stato detto; adesso bisognava abbandonarsi al tempo, alla corsa della vita: quindi stringeva la donna, ed ella si sentiva già ripresa dalla cintura di carne viva del braccio di lui, dalla mano che l’afferrava fino alle viscere. E dopo tanto inutile pensare, e dopo tanto inutile patire, si abbandonava su lui come sulla sabbia calda il nuotatore stremato e gelato da una gara di forza con le onde in tempesta.

Invano tentò di riprendere il colloquio fantastico che diceva di aver avuto nella notte con lui:

— Sentivo che tu non volevi piú tornare, e desideravo anch’io che cosí fosse. È cosí, non è vero? Abbiamo combattuto bene entrambi, stanotte: eppure eccoci qui; perché? Perché? È Dio che lo vuole? Mi sembra ormai di essere scesa nell’inferno, donde risalgo tutta bruciata ma salva: posso anche morire di dolore, adesso, non importa: accetto anche il martirio, pur di amarti: però, — disse poi tentando di staccarsi dalla