Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/115

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i mobili antichi che le ricordavano quelli del suo paese.

La lampada stessa, adattata su un candelabro di ferro battuto composto di tre serpentelli che posano sul marmo del comodino le code uncinate, e sullo stelo dei loro corpi attorcigliati in lotta sporgono le teste con la lingua in fuori, sostenendo in mezzo l’anello per il cero, è un candelabro funebre che illuminava un tempo, con la sua fiammella, la pace della morte dopo la lotta della vita. Ella lo teneva come un oggetto sacro, e nel dire le preghiere, mentre si spogliava, piú che al Cristo sulla parete si rivolgeva ai tre serpenti che avevano qualche cosa di vivo in quella sosta della loro lotta senza fine.

Ed ecco che quella notte si attarda a guardarli, quasi con un senso di stupore negli occhi lucidi: abbandonata stanca sulla sedia ai piedi del letto non riesce a spogliarsi: ha paura di coricarsi, di spegnere la luce.

Che hanno questa sera i tre serpenti neri che si agitano sulla loro ombra e pare tendano