Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/177

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lo umilia; e non verrà mai piú da te se tu non solo lo inviti ma gli dimostri anche di volergli bene e di stimarlo profondamente... Ed egli merita di essere amato e stimato, dopo tutto, — ella riprese, impressionata dal silenzio duro dell’altra. — È buono, dopo tutto; è un grande fanciullo che ha bisogno di essere guidato e tenuto con mano ferma. Disgraziatamente io non sono capace, a far questo: non sono capace, — aggiunse desolata, abbandonando le braccia con un gesto d’impotenza: — è forse la razza: io mi sento un po’ serva, davanti a lui; penso magari male di lui, e mi sdegno e prevedo le cose peggiori, ma in sua presenza mi faccio e mi sento piccola. Sono debole, piú debole di lui, perché infine lo amo. Intendi, zia? Lo amo. Lo amo appunto perché è lui, perché è cosí: se non fosse cosí forse non lo amerei... Eppoi mi ha sposata, — riprese, risollevandosi e come protestando contro sé stessa e le cose che diceva: — e poteva non farlo. Può darsi che lo abbia davvero fatto