Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/179

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E l’impeto di dire anche lei la verità gonfiò le vene dell’altra; ma si dominò: si sarebbe svenata prima di riaprire il suo cuore ad anima viva.

— L’ho già detto, — rispose con voce morta: — non sapevo cosa scrivervi: che può dire una che fa la vita come la faccio io?

— Non è vero. Tu hai qualche cosa con noi: qualche cosa che ti deve essere accaduto per colpa nostra involontaria: e tu non perdoni, tu non perdonerai neppure alla nostra creatura: e questo è triste, anche per te, per il tuo avvenire.

— Che t’importa del mio avvenire? Esso sarà quello che sarà.

— E quello che io ho voluto che fosse.

— E lasciamo andare! Sei divenuta ancora piú stramba: e tu pure faresti bene ad essere piú calma, anche per la tua creatura, e a goderti meglio la tua felicità. Del resto anche la lettera di tuo marito era strampalata, scusa se te lo dico: siete molto giovani ancora e bisogna mettere giudizio: la vita è una cosa seria.