Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/19

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nata di solitudine — era un sabato e gli operai non lavoravano — sembrava fatta di rovine.

Egli però si ricompose subito, salutò e lasciò ch’ella se ne andasse.

Ella se ne andava col suo passo silenzioso ed agile, sicura sui tacchi altissimi delle scarpette lucide che riflettevano il colore dorato delle calze trasparenti: e pareva fosse la carne dura delle sue gambe sottili a risplendere attraverso quel velo. Il mantello e il vestito corto svolazzavano assieme, lievemente, con un movimento di piacere e di scherzo, felici di andarsene in giro; e tutta l’armoniosa figura di lei, sullo sfondo di quelle grandi strade nuove che non finivano neppure all’orizzonte e parevano fatte per lei, per condurla nel mondo, si muoveva con un passo di danza, sull’arco fra il tacco e la punta delle scarpette luminose.