Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/38

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«Anche questa villa è antica, grande, e la sua rendita, specialmente dei mesi estivi, è quella che piú mi aiuta a vivere. Là ho passato l’adolescenza, intrecciata di gioia e di dolore, di angustie e di sogni per l’avvenire: dopo, la mia vita si è scolorita; ho studiato leggi, ho fatto il soldato; la mia mamma è morta l’anno scorso; contenta di aver compiuto tutto il suo dovere verso di me, lasciandomi di fronte alla vita corazzato di esperienza e di consapevolezza, senza grandi illusioni ma anche con un residuo di fede: uomo vero, dunque. Il caso mi ha condotto fino a lei, signorina, il caso che in fondo è il filo di questa collana di giorni che è la vita. A dire tutta la verità, la morte della mamma mi ha lasciato un po’ stordito: era lei il mio solo appoggio, anche di lontano, era l’immagine sacra della mia fede nella vita, l’anima della casa; ed io sono cresciuto troppo nella paura del mondo che aveva divorato mio padre, troppo ho vissuto nella casa, per potermene distaccare. Le dirò anzi una cosa, che pare romantica e non lo è. Appena lei mi è