Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/55

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vorrei che lei s’impressionasse per quanto io le ho raccontato e le ho detto poco fa: non vorrei che lei, insomma, mi credesse davvero un gran signore o un degenerato. Sono un buon ragazzo, in fondo, e la vita bella mi piace come piace a tutti i giovani sani e intelligenti. Sono un sognatore, ma, a suo tempo, anche un uomo d’azione, e, appunto come tutti gl’indolenti, attivissimo. Prima della guerra, appena dopo conseguita la laurea, avevo aperto uno studio d’avvocato, e con successo: ancora ho questo piccolo studio in provincia, e se sono qui è perché voglio trasferirmi in un più ampio cerchio, e lavorare e guadagnare: voglio avere una casa mia, una famiglia, un posto sicuro nel mondo. Ero venuto da lei, quel giorno, se lei ricorda, per ottenere il terreno onde fabbricare la casa; poiché, — aggiunse con la calda rapidità dell’avvocato che conclude una difesa importante, — giú da lei è tutta una città nuova, da conquistare e dominare.

Di nuovo il silenzio li strinse, ma questa volta ostile e ambiguo. Entrambi pensavano,