Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/61

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che io non l’amo, e forse è piú che altro per tenermi legata a lei, che esercita questo dominio su di me. Ma forse è arrivato il tempo di liberarmene.

Quando finí di parlare ella guardò l’uomo trasognata: riprese dominio su di sé accorgendosi però che anche lui aveva il viso tormentato e smosso; e che la guardava come si guardano i malati di mente e si dà loro l’illusione di crederli sani.

Con un movimento rapido e sicuro si tirò sulle spalle il mantello che aveva lasciato rallentare, se lo chiuse sulla gola e parve accigliarsi per lo sforzo. Egli a sua volta sentí che bastava una parola imprudente per offenderla e farla andar via: allora disse:

— Lei è ancora la bambina che cerca la collana come il simbolo della vita. Da adolescenti si sogna la vita come una festa in una grande città ove convengono i piú ricchi del mondo: e si vorrebbe essere il ricco dei ricchi, il re della festa; e l’adolescenza è la piú triste delle nostre stagioni appunto perché l’istinto ci avverte che nulla di quanto sogniamo avverrà; o peggio ancora,