Pagina:Deledda - La danza della collana, 1924.djvu/71

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illuminava dentro; ma tutto la tradiva, i capelli crespi che le raggiavano intorno al viso, sul rosso dell’orizzonte, e gli occhi, i denti, le mani, lo stesso tremolío della gola d’argento.

L’altra la sentiva come si sente la fiamma accanto; era una fiamma però che non la toccava, seppure la infastidiva alquanto: poiché, infine, non era che la grande illusione.

— Zia, ricordi quel signore, quel conte Giovanni Delys, del quale ti dissi tempo fa, che venne per sapere se si vendeva il terreno qui sotto? Ebbene, zia, — riprese dopo un attimo di inutile speranza di risposta, ma durante il quale sentí che l’altra sapeva già tutto, — qualche giorno dopo egli mi scrisse una lettera, una dichiarazione d’amore. Non te ne parlai perché mi parve uno scherzo, una mistificazione: ebbene nei giorni scorsi ho incontrato di nuovo quest’uomo. Mi seguiva, mi aspettava dove sapeva che dovevo andare; e oggi finalmente si avvicina, mi chiede il permesso di parlarmi, mi dice che le sue intenzioni sono serie,