Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/65

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 57 —

ziosa foglia descrivevano rapidi e molteplici cerchi che turbavano la tremula superficie del quadro cristallino; in un angolo un insetto acquatico s’aggirava attorno a se stesso muovendo rapidamente la piccola coda, e circondandosi così di una ruota argentea.

Maria s’affacciò sulla vasca e vide il suo viso, illuminato dal pallido sole, riflesso dalla glauca specchiera; guardò curiosamente, come una bimba, e chiese alla sua immagine: — Perchè siamo qui?

Don Piane aveva col piede crudelmente schiacciato una cavalletta verde, e con la punta del bastone scavava una piccola fossa per seppellirla.

— Perchè siamo qui... ora? — amaramente ripetè Maria, china sullo specchio dell’acqua.

Ricordò che una volta il morto le aveva dato dei versi, intitolati La vasca, nei quali le narrava come da bimbi la passione sua e del fratello era quel piccolo lago verde, dove pescavano con ami di canna e gettavano al soffio dei venti fragili flotte di carta, o di sughero o ferula, destinate a misteriose navigazioni ed a facili naufragi. Più tardi, durante le vacanze estive, egli era venuto, adolescente studioso, ad assidersi all’ombra dei salici, con un libro di idilli latini fra le mani; più tardi ancora aveva fantasticato al riflesso del cielo sopra il muro smeraldino, e in certi vesperi glauchi