Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/159

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 151 —


— Potevi benissimo dire che non c’ero.

— Posso dirlo ancora! — osservò la ragazza.


— Oh, di’, sciocca, puoi far a meno di alzar la voce! Non mi costa nulla farti saltar gli scalini in una volta!

Maria sorrise tutta consolata.

Serafina rimase un momento con gli occhi arditamente fissi sul volto del padrone, poi domandò tranquilla:

— Scende lei, o faccio salire il Porri?.

— Fallo salire, suggerì piano Maria.

— Fallo salire! — gridò egli.

Ma ci volle del tempo perchè il Porri mettesse sul chiaro e gaio sfondo del salotto la macchia della sua larga faccia cenericcia chiazzata di rosso.

— Sedetevi! — gli impose Stefano con alterigia e noia. Il pastore si lasciò cadere sulla prima sedia che gl’impedì il passo, e a mo’ di saluto si tirò la berretta su una tempia.

— Buona sera, don Istene, come sta lei? Vedo che sta benissimo, come rosa in primavera. Eh, cosa le manca, grazie a Dio? Forse le manca il pane bianco o il latte la mattina e la sapa la notte?

Maria, sempre sul balcone, fece una smorfia, sebbene nella sua casa paterna non mancasse mai il vaso della sapa nelle patriarcali cene; ma Stefano rise apertamente, e appoggiandosi