Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/98

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stesso e di tutto, una sensazione simile a quella provata nelle tristi e tediose sere della sua prima convalescenza. Lo irritava dolorosamente la freddezza di Maria; egli aveva sperato di vederla almeno commuoversi nel sentirsi nuovamente e grandemente amata; ed invece ella s’era quasi offesa e sdegnata; non aveva pronunziato, ma fatto capire ancor più che a parole, un freddo e inesorabile rifiuto. Non era ella forse simile alle altre donne del paese, ignorante e schiava di falsi pregiudizi, ipocrita e piccola? Ed egli s’era chinato, ed egli, credendola diversa, buona e fine, s’era invaghito per l’apparente delicatezza di lei. Invece!

Pose le mani sul ferro del balcone, e al freddo contatto sentì che per orgoglio calunniava Maria, e ch’ella aveva rifiutato appunto per delicatezza.

— Sono io il piccolo! Non mi sono spiegato bene! — pensò, e si strinse la fronte fra le mani, ripreso da un profondo disgusto di se stesso.

Rientrò assai tardi e guardò l’orologio. Segnava le nove: s’era fermato nel momento preciso in cui Maria aveva ascoltato la nuova parola di amore, ed ora Stefano, preso da un bizzarro pensiero, lo pose in un angolo, condannandolo a non più palpitare finchè egli non avesse vinto la cominciata battaglia.

L’indomani mattina Maria uscì nell’orto al