Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/20

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18 la via del male

grosso velluto turchino, e al disopra del giubbone una specie di giacca senza maniche, di pelle d’agnello conciata rozzamente, ma ben tagliata e lavorata e adorna di filetti rossi. La sua figura era elegante e pittoresca, nonostante la poca nettezza delle sue vesti da lavoratore. Anche il suo volto era terreo, bronzino, dal profilo purissimo, allungato dalla linea dei capelli neri dritti sulla fronte e dalla barbetta nera a punta.

I grandi occhi grigi, assai dolci e luminosi, contrastavano con l’espressione selvaggia delle sopracciglia folte e riunite, e delle labbra ardenti e sprezzanti.

Anche la giovane padrona era alta, bruna, agile; coi suoi capelli nerissimi e crespi, raccolti a grosse trecce sulla nuca, la carnagione dorata, i lunghi occhi neri che brillavano sotto la fronte bassa, i cerchi d’oro coi pendenti di corallo che parevano nati assieme con le piccole orecchie diafane, ella ricordava le donne arabe nate dal sole e dalla terra voluttuosa, dolci ed aspre come i frutti selvatici.

Una linea d’impareggiabile bellezza tagliava la delicata punta del naso, il labbro inferiore e il mento di Maria. Quando ella rideva, due fossette apparivano sulle sue guancie e altre due, più piccole, agli angoli degli occhi: perciò ella rideva spesso.

Con tutto questo Maria dispiacque a Pietro, e Pietro dispiacque a lei.

Zia Luisa, col corsetto allacciato e il capo avvolto nella benda gialla, preparava la cena; zio Nicola non era ancora rientrato.