Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/43

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la via del male 41

Sabina. Ella sola poteva aver divulgato il segreto del suo cuore, quel segreto che egli non osava quasi neppure confidare a sè stesso.

Sciocca, cento volle sciocca! Ah, ella aveva un altro amante? Ebbene, andassero al diavolo tutt’edue! Egli non voleva pensarci più. Eppure... Una figura di donna, svelta e sottile, in maniche di camicia, passava sull’alto del viottolo. Era lei? Ah, vederla, gridarle un’insolenza, un vituperio; chiudere così il breve sogno nato nell’aja, morto nella vigna! Ma non era lei. Era la moglie del bettoliere toscano, che passava di là per caso.

— Oh, Pietro Benu, sei tu? Mi dài un grappolo d’uva?

— Ma dieci, cuore mio. Prendine, prendine ancora. Fa presto; c’è là dietro la mia padrona giovane. Dove posso vederti, Franzischedda?

— Io sono una donna maritata, ora, — disse la donna; e mentre riempiva il grembiale di grappoli guardava Pietro coi grandi occhi neri cerchiati, pieni di un misterioso languore.

— Verrò da te, stasera, — egli insistè con voce ardente. — Prendi ancora, prendi: ti darei tutto, il carro, l’uva, il mio cuore...

— Stà zitto: c’è là zio Nicola che t’aspetta, nella piazza del Rosario.

Pietro spinse i buoi; la donna scomparve.

Poco dopo, infatti, zio Nicola comparve, col suo bastone, il suo berrettone, il barbone rossastro di fiera addomesticata.