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46 la via del male

vuotavano entro il pigiatoio i cestini dell’uva scelta. Le chiazze violacee del mosto macchiavano le vesti e il viso un po’ pallido di Pietro; anche i suoi occhi parevano cerchiati dal succo dell’uva. Ma egli sembrava allegro; rideva e gridava, e ogni tanto si curvava per veder meglio nel cortile.

Intorno al carro colmo d’uva due ragazze e un giovinetto, aiutati un po’ da zio Nicola, pulivano i grappoli e li gettavano nei cestini di canna che le donne si caricavano sul capo e vuotavano nel pigiatoio sui piedi saltellanti di Pietro.

Come il giorno prima nella vigna, uomini e donne parlavano e ridevano gaiamente. Zio Nicola pareva il più spensierato di tutti.

Il sole invadeva lentamente il cortile; l’odore del mosto richiamava rumorosi sciami di mosche e di api.

Di tanto in tanto zio Nicola pizzicava la sua vicina, con la scusa di scacciare le api che la molestavano: la fanciulla imprecava, minacciava di chiamare zia Luisa, e poi rideva.

— Vecchio vizioso, vi possa toccare il fuoco: lasciatemi tranquilla...

— Ah, tu non avresti parlato così se invece di un vecchio fossi stato un giovane, anche vizioso: ma vedi, ecco un’ape che ti punge il collo...

— Lasciatela pungere, barba di caprone... Vuol dire che trova del miele.

— Come, dall’ape ti lasci pungere e da me non ti lasci toccare... perchè sono sciancato? Altrimenti... Vedi la tua compagna come è più docile!...