Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/8

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6 la via del male

selvaggia, i cortiletti ombreggiati da qualche caprifico, da qualche mandorlo e da meschini pergolati; e finalmente si fermò ed entrò in una bettola sulla cui insegna stava issata una scopa.

Il bettoliere, un toscano ex-carbonaio, che aveva sposato una paesana di cattivi costumi, stava coricato sull’unica panca della Rivendita — com’egli chiamava dignitosamente il suo buco — e dovette alzarsi per lasciar sedere l’avventore.

Lo guardò, lo riconobbe, e gli sorrise coi suoi grandi occhi chiari e maliziosi.

— Salute, Pietro — gli disse, con un bizzarro linguaggio, nel quale sul puro senese il dialetto sardo s’era impresso come la patina sull’oro; — che cosa cerchi da queste parti?

— Qualche cosa cerco! Dammi da bere, — rispose Pietro con un certo disprezzo.

Il toscano gli diede da bere, guardandolo coi grandi occhi infantili sempre sorridenti.

— Scommettiamo che so dove vai? Vai da Nicola Noina, al cui servizio vuoi entrare. Ebbè, ti avrò per cliente e ne sarò contento.

— Come diavolo lo sai? — domandò Pietro.

— Ma... l’ho saputo da mia moglie: le donne sanno tutto. L’avrà saputo dalla tua Sabina...

Pietro s’accigliò alquanto, pensando Sabina in relazione con la moglie del toscano; ma poi scosse la testa, obliquamente, da destra a sinistra, con un gesto sprezzante che gli era abituale, e tornò sereno; una serenità incosciente che tuttavia aveva qualcosa di sarcastico.