Pagina:Deledda - La via del male, 1906.djvu/9

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la via del male 7


Anzitutto Sabina non era affatto sua. L’aveva incontrata durante le ultime mietiture, e una notte di luna piena, mentre nell’aia le formiche, in lunghe file silenziose, rapivano il grano, egli, addormentato a bocca a terra, aveva sognato di sposare la fanciulla. Sabina era graziosa: bianca, con un ciuffo di capelli biondi sulla fronte pura. E si mostrava tenera con Pietro e l’avrebbe amato volentieri; ma egli, svegliandosi dal suo sogno, aveva preso tempo per risolversi, e ancora non s’era deciso a dichiararle la sua simpatia...

— Chi è questa Sabina? — domandò, guardando il bicchiere vuoto rosso di vino.

— Bah, non fare lo sciocco! La nipote di zio Nicola Noina! — disse il toscano.

Egli dava il titolo di zio e zia, che i nuoresi danno solo alle persone anziane del popolo, anche ai bimbi, alle fanciulle ed ai signori.

— Non lo sapevo, in verità — mentì Pietro. — Ah, ella ha detto che io voglio entrare al servizio dello zio?

— Non so: l’ho pensato io.

— Eh, tu hai poco da fare, piccolo forestiere, — riprese Pietro, col suo gesto sprezzante — e pensi quello che ti pare e piace. Ebbene, se io volessi davvero entrare al servizio di Nicola Noina, che importa a te?

- Ne sarei contento, ripeto.

— E allora, dimmi, che razza di gente è la famiglia Noina?

— Tu che sei nuorese lo devi saper meglio d’un forestiere, — si schermì il bettoliere, che aveva preso