Pagina:Dell'obbedienza del cavallo.pdf/375

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348 PARTE

di ragione è il darsi ad intendere, che quell’azione che il supremo Autore della natura ha instituita per la conservazione della creatura, possa esser distruttiva della medesima per via di eccesso, come vien supposto; vorrei da esso sapere qual sta quest’eccesso sì pregiudiciale? ed in che consiste, e come possa esser messo in esecuzione, da stallone che non ha altra facoltà, che di secondare quella legge inalterabile, a cui è stato sottoposto dal momento della sua creazione, senza potersi allontanare: e cosa mai può farsi per obbligare uno stallone a coprire una Cavalla di suo contraggenio, ed anche per obbligarlo a coprirne una d’intera sua soddisfazione, allor ch’è sfogato e che la natura non gli somministra più l’attività, e lo stimolo necessario? Se dunque il medesimo Cavallo non può eccedere i limiti statili assegnati dalla natura, com’è possibile, che cada in quell’eccesso, da cui ridicolosamente si pretende di sottrarlo con la limitazione del numero delle Cavalle da assegnarseli? Forza è dunque d’accordare che il maggiore o minor numero delle Cavalle che si dia a uno stallone non riguarda che l’interesse del padrone per il minor frutto che ne ritrae, se egli non è capace di supplire a tutte, e non già mai il pregiudizio, o il vantaggio dello stallone; poichè se li se ne dà meno della sua attività, si perde inutilmente il frutto maggiore che può