Pagina:Dell'obbedienza del cavallo.pdf/429

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402 PARTE

rimanga difettoso, così nel farlo è d’uopo di usare tutta la diligenza ed attenzione possibili perchè al medesimo non segua danno, o stroppiatura.

Perciò prima d’ogn’altra cosa devesi coprire di paglione, o di fieno tutto il terreno della mandria, dove devesi sare l’operazione, perchè cada sul morvido; indi approntata la lacciaia, ch’è quella corda lunga braccia venticinque, ad un capo della quale è fermato un anello tondo di ferro, in cui s’ infila l’altro capo per formare il cappio scorsoio, e questo si getta al collo del Polledro da un’adeguata distanza con destrezza, tanto quando sta fermo, che quando fugge, lasciando scorrere nell’istesso tempo che si getta, la fune che si ha raccolta in mano, quel tanto che fa d’uopo per arrivarlo, e con ritirarla a se subito che il cappio, entrato per la testa, va a cadere sul collo, egli resta preso, perchè il medesimo si serra immediatamente.

Approntata dunque la lacciaia, tirata, e preso il Polledro per il collo, se ne prenda allora un’altra e raddoppiata, si getti la parte di mezzo parimente sopra il collo, nel tempo che il Polledro lo stende in avanti per contrastare con quella, che lo tiene, informa che si possa ripigliare il capo di sotto al medesimo collo per infilare in esse il restante della corda raddoppiata, ed infilata che sia e scagliata tra le gambe di dietro, due garzoni ne piglino un capo per uno, ed accomodata