Pagina:Dell'obbedienza del cavallo.pdf/440

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QUARTA 413

dietro, internata che sia dentro, fa perdere subito quella parte ch’è attaccata senza rimedio; si conosce anche dalla malinconia e dall’inappetenza quel Cavallo, che ne è attaccato; il suo rimedio è d’allentargli immediatamente la vena del colle della parte opposta, a quella ch’è aggravata, e con un ferro, in forma di coltello, nella sua punta infuocato fare una riga che circondi tutto l’intorno dell’enfiagione, per impedire che non si dilati, e dipoi nel mezzo di questo circolo si formi una croce, con due altre linee di fuoco, e nello spazio con dei bottoni o punte, che penetrino la pelle, si procuri per tutto un’abbondante evaporazione al di fuori, con ungere le cicatrici con della sciugna, perchè restino esenti dalla crosta che l’impedirebbe, ed è meglio il metterci, in vece di questa, un impiastro che abbia l’attività di tirare a se l’umor maligno, perchè possa con più facilità svaporare; se tal rimedio sarà applicato nel principio del male, prima che abbia preso possesso, egli non porterà pregiudizio alcuno all’animale, ma in caso diverso converrà ricorrerre ai medicamenti proposti nel Perfetto Marescalco di Solleysel, o nell’anotomia del Senatore Carlo Ruini; e quando prema che il segno che lascia la cicatrice del fuoco non deformi la parte, può farsi prima l’apertura, a seconda del pelo, con una lancetta, ed in questa dare il fuoco col ferro introdotto in un cannello di canna che impedisca, che i labbri della pelle possano esser lesi dal fuoco.